I Luoghi e la Poesia

Una marcia per la vita calpestando la diossina

Posted On aprile 6, 2014 at 9:44 am by / No Comments

Una marcia per la vita calpestando la diossina

Una lunga marcia contro l’inquinamento da Statte arriverà sotto il camino E-312 dell’Ilva di Taranto domenica 6 aprile 2014 . E’ una marcia contro la diossina che avvelena le nostre vite e anche noi de Il Raggio Verde edizioni aderiamo a questa iniziativa ricordando il poeta tarantino Angelo Lippo con la poesia emblema “Misteri del XXI secolo” che chiude la raccolta “Se non matura la spiga” e lo scrittore e cantautore Leo Tenneriello che in una sorta di passaggio del testimone ci ha voluto donare il suo testo “Indiossinati”  che pubblichiamo perchè la poesia non può essere disgiunta dall’impegno civile.

 

Misteri del XXI secolo
La diossina
non la conosce
nessuno eppure
tanti ne parlano
come una vicina di casa
che saluti sul pianerottolo
quando la mattina esci fuori
e di cui non hai altre notizie;
la diossina
è un’invenzione attuale
che si adagia lenta
– dicono – nei polmoni,
bugiarda come una caramella
data al bimbo per zittirlo;
la diossina
fa il bucato la mattina
ma tu non sai quale detersivo
la signora dell’ultimo piano
ha usato per lavare i suoi panni;
la diossina
è oramai patrimonio di tutti
e di nessuno perché è invisibile
come un Cavaliere errante
che non sai come combattere;

la diossina
è la parola pronunziata
nella marea di gente
che sfila in corteo per la città
e chiede di sotterrarla;
la diossina
è la Sfinge muta che dall’alto
sfida l’uomo che cammina
curvo sotto gli ombrelli fradici
di una pioggia nera;
la diossina
non si sa quando è venuta
e perché qui ha preso domicilio
sulle sponde avite dello Ionio
sotto un cielo di polveri grigie,
e una speranza che giorno
dopo giorno si fa più dura.

Angelo Lippo

 

 


 

Indiossinati

Taranto con i suoi bambini nati nella diossina,

come indios confinati in una riserva,

malinconica, allegra e disincantata,

scalza e incappucciata,

ondeggiante fra Giuda e l’Addolorata,

spopolata di operai coraggiosi, esiliati,

e affollata di fiduciari leccaculo al sole,

fra questi due mari di riva, bavosa figura,

con le sue onde velenose e addomesticate,

che ingoiano e sputano veleno sulla costa menomata,

meschina e spartana,

dove la poesia, clandestina,

si nasconde per accusare,

invidiosa del poco, generosa nel tanto,

e piange i suoi fantasmi di incidenti sospetti,

di statistiche malate,

di infortuni sminuiti,

così tanto che le manca l’aria, di notte,

e se la inventa e nuova,

per la purezza completa nei suoi confini,

batte le mani sulla lampada di ghisa e acciaio

che ha fra le cosce,

ed esce, così, la sua vera sostanza.

Taranto diventa più forte,

alla stessa ora, ogni notte,

ricompatta le ceneri di tutti i suoi figli,

sparsi nel mondo, nel cielo e nel tempo,

per baciargli la fronte

e sapere come stanno.

(Leo Tenneriello 18 gennaio 2014)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *