I Luoghi e la Poesia

MN_La contrada del poeta

Posted On settembre 24, 2009 at 4:15 pm by / No Comments

La contrada del poeta

Il mondo dell’Arsapo, così come descritto fra le nuvole di carta di un libro è la metafora di aspettative di chi gironzola fra le pagine dello stesso. La Contrada per l’Arsapo è la rivendicazione di un possesso che non vuole essere una concessione, ma l’appartenenza da sempre a quel Luogo. Chi si avventura per quella infinita e silenziosa porta: “…vede e non vede il piccolo principe/ sul viale del giardino/ […] volteggia nell’aria al traino di uno stormo di pettirossi/ […] nel cielo a spicchi di marangia,/ alla ricerca del suo pianetino/[…] verso tenere donne dal nord venute e amate tanto/…” (pag.47). Per quelle vie, margini di pagine, confini immaginari di parole, è facile incontrare  quelle aspettative come il sentire il proprio reclamare. Ti è chiaro quel rivendicare. Questo è l’Arsapo. É questa la Contrada. Così è descritta per le Edizioni Raggio Verde, ISBN 978-88-8966345-5 – € 20.00, settembre 2008. Un libro solitamente si scorre. L’andare è rettilineo, la sosta è il tornare o il lasciare. Nelle centotrentaquattro pagine di questa Contrada descritta  da Maurizio Nocera non v’è direzione. L’andare è libero, può iniziare con “i tuoi capelli sono stelle filanti” o con “Fuoco Odoacre, Fuoco!”. È trovarsi circondati dal “ tu sapevi del nostro atroce destino” o da “figli, vostro padre uccidete”. È salire in alto, in alto, in alto, con “l’Arsapo che volò” o  adagiarsi sul “crepuscolo nel mare di Gallipoli”. La direzione non è segnata. È l’Arsapo che guida con discrezione ogni Coscienza. È segnato, quel trovarsi, a pag. 41 “nel vecchio labirinto di nostro fratello indio il Minotauro” e fa ritornare sui propri passi a pag.39,  “sotto gli sguardi feroci della superba Cornuta”. Questo è l’andare, così come è il trovare: “c’era il pane, quello della neve e quello della nave di Telemaco”. Ma cosa fa di concreto l’Arsapo-Angelo-Poeta tra le pagine di un libro? Non può passare inosservato il suo fare. Eccolo allora attraversare “i territori dell’effimero” con l’adagio di sempre (pag. 45) e: “pietre raccoglie […] Forme stravaganti hanno le pietre del Poeta:[…] Crescono le pietre … Crescono come rosario antico delle nonne”. Percorre un sentiero lungo da pag. 45 a pag. 52. Altre volte un altrettanto sentiero da pag. 13 a pag.21. Il suo ritmo è scandito dal salto di un serpentello di inchiostro dove la pausa è Verso, il tempo è il Senso. Il libro esce fuori dal libro, va collegarsi con altri testi, con altrettanti Versi che hanno il nome di altri Arsapi. Fuoco Odoacre, fuoco! Quanti sono gli Arsapi? Quanto occorre essere Fintotontopazzo per essere Arsapo? Quante volte occorre mostrasi Nudi dinanzi al mondo, ma non come finti-tonti-Re? Quanta strada occorre percorrere in quella Contrada? Quanto, in quel pendolo magnetico di Spigolozzi occorre sostare? Quante pietre, monoliti, come dice l’Arsapo a pag. 57, occorre scolpire? “Ar ha scolpito l’incontro della natura umana/ col suo equilibrio interno./ quale luminosa finestra che sa trafiggere i mali del mondo:/la disperazione, la noia, la stupidità”.

Apprestandomi ad Uscire dalla Contrada come il “Fanalista d’Otranto”, ascolto: ”L’uomo al faro in bicicletta va/sul Colle della Minerva oltre il Ceppo/degli Ottocento eterni martiri/al collo la sciarpa sventolante…” (pag. 65) che dice … «attraversate anche Voi “la Contrada del Poeta”».

Francesco Pasca

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *